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April 24 io c'ero...macchine! come sempre la sera, roma è un tappeto di macchine incontrollate ondeggiante come mosso dal vento. mentre andiamo guardo fuori, sguardo perso tra le mille luci rispondo divertito al falso ottimismo. arriveremo tardi penso, più di quanto previsto. ma ecco il ponte per attraversare il tevere, il centro è proprio dietro i terribili varchi che come antichi guerrieri proteggono il cuore di roma. al passaggio iride ci scruta dall'alto silenziosa mentre giriamo l'angolo in direzione del campidoglio. macchine macchine e ancora macchine! arriveremo proprio tardi. in compagnia del tempo, di due amiche e del resto di roma li con noi per caso o per il medesimo motivo, raggiungiamo la scalinata che porta alla piazza. potenti fari si agitano verso il cielo richiamando l'attenzione dei passanti, guidandoli come fossero sirene verso l'oggetto dei desideri. ci facciamo strada tra chi come noi si dirige verso il palco e chi spensieratamente seduto sulle scale ascolta la musica parlando, fumando, bevendo, scherzando, amoreggiando... la piazza è stracolma. dai chiama, fatti dire dov'è! non si sente bene. dove ci vediamo!? sotto il lampione spento a destra del palco!? mi guardo intorno perplesso. ma sei folle!? come passiamo qui in mezzo?! infinitesimale attimo di pausa, poi una mano mi afferra il braccio trascinandomi, faccio appena in tempo ad afferrare anche io l'altro braccio. schiviamo scivolando tra una persona e l'altra sinuosi come un serpente nella sterpaglia. un ostacolo ci fermiamo. non è la via giusta, vediamoci sotto i portici! sms: sotto i portici dove c'è il drappo con scritto in rosso musei capitolini. la mano afferra la mia mano, rapido afferro l'altra mano poi via sotto i portici. dov'è?! li! sguardi, baci, abbracci tra le poche parole coperte dai Sud Sound System. ci spostiamo verso il palco, forse la sorveglianza ci lascia passare. macché, ci buttiamo sulle scale li vicino a parlare mentre ascoltiamo Sabba. ma che freddo questa sera, non si può stare fermi. decidiamo di raggiungere gli altri sotto il palco. ma siamo sicuri!?!? di nuovo il serpente tra la folla stipata, stretti mano nella mano per non perderci. ci siamo quasi, poi di nuovo fermi ci guardiamo capendo che non riusciremo ad andare oltre. sotto il ritmo di Capossela mani in alto cantiamo Gioia a squarcia gola. inevitabile il contatto, troppo poco spazio, troppo movimento, e la mente corre veloce. poi uff.. tutto volge al termine mentre la piazza delusa del mancato tris inizia a svuotarsi, lo spazio aumenta. conosci? ti presento. piacere. la vigilanza sposta le transenne spingendoci fuori. dove si va? la notte è lunga. ma è già un altro giorno.
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